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Nome: Francesco
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Maledettamente bene, Malacconcio...
L’ Umanesimo ha segnato il ritorno della fiducia dell’ uomo in se stesso, un’ orgogliosa rivendicazione dell’ autonomia dell’ uomo, della sua capacità di camminare con le proprie gambe. Proprio per questo senso di ritrovata dignità, l’ Umanesimo ha adottato un modello di uomo a 360°, un uomo versato in tutti gli aspetti della cultura, un uomo che si appassiona allo stesso modo alle scienze naturali ed alle scienze umane.
È più artista o scienziato Leonardo ? Di sicuro profondeva energie senza risparmio in tutti i campi in cui si cimentava.
Erano più filosofi o scienziati gli alchimisti ? Certamente miravano a raffinare, insieme con la materia, anche se stessi.
Il compendio perfetto di questo ideale di uomo è lo studiolo del Duca di Montefeltro ad Urbino con i suoi splendidi intarsi. Strumenti musicali e libri, carte geografiche e sestanti, strumenti astronomici e quadri raccontano di una personalità "rotonda", in grado di tenere insieme tutti gli aspetti della cultura umana, sia quelli relativi alla scienza dell’ uomo, sia quelli relativi alla filosofia naturale. 
La scienza vera non era ancora nata, Cartesio era di là da venire e Galileo pure, ma cosa avrebbe fatto la scienza in questo contesto se non subentrare alla filosofia nei vari campi che si aprivano al suo metodo di indagine ?
La fisica era uno dei cardini della filosofia aristotelica, come pure la logica, l’ alchimia era disciplina filosofica per eccellenza, il moto degli astri era anch’ esso oggetto di riflessione teorica.
Insomma, che farebbe il fantasma del Duca di Montefeltro se tornasse oggi sulla terra ?
Dividerebbe equamente i suoi sforzi fra discipline tecniche e discipline umanistiche rifiutandosi di parteggiare per una delle due culture ?
Mi piace pensare di sì.
Bisognerebbe però avvisarlo che i tempi sono cambiati e che il sogno dell’ uomo leonardesco si è ahimè infranto contro il muro del vertiginoso accumulo di sapere nei cinque secoli trascorsi.
Oggi qualsiasi campo del sapere ha raggiunto una tale vastità che chi si ostinasse a distribuire imparzialmente i suoi sforzi in tutti i campi non raggiungerebbe risultati significativi in nessuno. Per eccellere in un qualsiasi campo occorre oggi assimilare una tale massa di nozioni che una vita a stento basta. È giocoforza scegliersi un campo di elezione, uno solo, ed approfondire quello, riservando parte del proprio tempo buono a coltivare da dilettante istruito gli altri campi, cercando di "ribilanciare" la propria personalità, cercando di fare di sé, se non proprio un uomo rinascimentale a tutto tondo, quanto meno un individuo non del tutto appiattito, monodimensionale.
Proteso verso una disciplina ma non del tutto monco verso le altre, diciamo.
Se non una statua, almeno un bassorilievo.
Così me lo immagino, il fantasma del Duca di Montefeltro oggi.
La “usucapione” di temi filosofici da parte della scienza d' altra parte non è un fatto senza precedenti.
La filosofia stessa aveva a suo tempo rivendicato con forza in nome della verità assoluta il diritto di indagare su campi e temi precedentemente riservati alla religione e al mito. Lo stesso principio di verità invocato dalla scienza nei confronti della filosofia.

La scienza ha dalla sua un metodo di analisi rigoroso e l’ evidenza dei risultati conseguiti, in termini oggettivi, in tutti i campi che si prestano all’ applicazione del metodo stesso, in particolare i campi più “hard”, la fisica, l’ astronomia, la chimica, più di recente la biologia.
In tutti questi campi i risultati raggiunti in termini di comprensione dei fenomeni sono indiscutiblili ed hanno in qualche modo “delimitato il terreno” per ogni altra disciplina che vi si voglia avventurare.
Oggi nessuna filosofia potrebbe sostenere posizioni in conflitto con i punti fermi che la scienza ha raggiunto, nessun filosofo si sognerebbe di contestare le teorie sul sistema solare o la visione atomistica o la relatività.
Discipline ”soft” come la psicologia, l’ antropologia o l’ etologia sono più terra di confine dal momento che il metodo sperimentale non può essere adottato o può esserlo soltanto in modo marginale. Anzi, proprio il preteso adattamento di metodi “scientifici” a campi che per propria natura non lo sono ha generato le tragedie ideologiche del novecento.
E pur tuttavia un filosofo che oggi, sulle orme di Kant o degli empiristi volesse sviluppare una teoria della conoscenza non potrebbe prescindere dai risultati acquisiti dalle scienze cognitve, dalla fisiologia della percezione, dalle neuroscienze.
Oddio, è vero che ci sono i creazionisti, ma insoma, a parte appunto qualche estremismo, in generale dovremmo essere tutti d’ accordo che con la scienza, bisogna fare i conti, volenti o nolenti.
Ora, il metodo scientifico che rappresenta lo strumento supremo, direi unico, con cui la scienza ha scardinato i segreti della natura chiedendo, indagando, "provando e riprovando" per congetture e confutazioni, ne rappresenta anche, inevitabilmente, il limite maggiore.
Il metodo scientifico è potentissimo finchè si tratta di ricercare ad esempio le leggi che regolano il movimento, ossia il mutare della posizione di una massa nello spazio e nel tempo, ma non si presta a rispondere alle domande su cosa sia esattamente questa massa, lo spazio, il tempo, da dove vengano queste cose e perchè poi obbediscano a leggi matematiche, perché esistano proprio queste cose e non ne esistano altre, perché addirittura qualcosa in assoluto esista, piuttosto che nulla. Questi sono temi che restano filosofici, anche se nello svolgimento non si può prescindere dalla “delimitazione di territorio” operata dalla scienza.
Chi sviluppa una formazione scientifica ma ambisce a crearsi una personalità non dico rinascimentale, ma perlomeno non monodimensionale, non appiattita su una sola disciplina, una personalità complessa e strutturata, non può non percepire la mancanza di questo altro pezzo, quello che affronta le domande più profonde, quello che indaga sulla natura e sull’ uomo con gli strumenti dell’ arte e del pensiero, sentirne la mancanza ed andarselo a cercare.
Stupisce semmai il contrario, stupisce che chi inizia il cammino dall’ altra parte e si trova ben presto condizionato, delimitato appunto dai paletti fissati dalla scienza non provi un’ altrettanto forte senso di mancanza, non senta il bisogno di andare a cercare le forme del pensiero scientifico, capire la logica matematica, il metodo sperimentale, lo spirito della ricerca scientifica ed i valori in cui gli scienziati credono e che gli permettono di essere una comunità globalizzata ante litteram. Non senta il bisogno di sperimentare la bellezza elegante di una scoperta scientifica, l’ estetica severa di un teorema.
Stupisce vedere ostentare, addirittura come un segno di distinzione, un vero o presunto analfabetismo scientifico.
Molti con una formazione scientifica magari ignorano le arti, ben pochi però se ne vantano.
Ma per quale motivo chi ha un approccio scientifico dovrebbe preoccuparsi di colmare il vuoto umanistico ?
Per la soddisfazione dell’ io ? Per esibire una conversazione brillante ?
Forse queste motivazioni ci sono, benché un bellissimo aforisma di Montanelli ammonisca che la cultura è un po’ come il denaro, chi ce l’ ha davvero non ne parla.
Secondo me c’è dell’ altro.
C’è il fatto che è riduttivo pensare che le professioni tecniche siano legate esclusivamente all’ oggettività.
D’ accordo, per realizzare un viadotto è necessario eseguire i calcoli del cemento armato dei piloni, ed occorre che questi conti tornino, altrimenti il vidotto crolla. Ma questo è solo l’ inizio.
Perchè realizzare una infrastruttura importante non è un lavoro individuale, nessun ingegnere da solo, per quanto capace, potrebbe realizzarla, per quanto bravo a far calcoli.
Portato ad una dimensione significativa, il lavoro tecnico, ma in fondo qualsiasi lavoro, sfocia inesorabilmente nella organizzazione su larga scala, nella gestione dei gruppi, nel management, parola brutta che diventa un po’ meno brutta se si risale all’ origine latina da manus, come manutenzione, termini che dovrebbero suggerire cura, rispetto, servizio, non certo arroganza.

Ora, il fatto è che se col cemento armato i conti, se fatti bene, tornano, nel campo dei rapporti umani invece non tornano quasi mai.
Mettendo insieme le persone due più due non fa quattro, può fare di più o di meno, dipende.
La natura umana è refrattaria all’ approccio matematico, al metodo sperimentale, mostra risultati mai riproducibili.
La natura umana è complicata assai.
La natura umana va capita.
E qui torna in ballo l’ uomo rinascimentale.
Perché se si possiede una personalità monodirezionale, tutta protesa verso un’ unica disciplina, non si hanno strumenti per capire le persone.
Occorre essere “rotondi”, complessi, strutturati per avere maggiori probabilità di capire gli altri, di intenderene le motivazioni, gli slanci, gli interessi, i desideri profondi ed i bisogni, per riuscire a farli convivere e lavorare insieme senza elidersi a vicenda.
Un calcolista puro può forse essere monodimensionale, un capoprogetto no.
Dovrebbe frequentare almeno un po’ il fantasma del Duca di Montefeltro.
Gli converrebbe.
PS La musica in realtà non c' entra niente, ma se siete arrivati fino in fondo ve la meritate.

Perché doveva vivere? Quale scopo proporsi? A che tendere? Vivere per esistere? Ma un migliaio di volte egli era stato pronto anche prima a dare la sua esistenza per un'idea, per una speranza, anche per un capriccio. La semplice esistenza era sempre stata poca cosa per lui, aveva sempre voluto di piú. Forse soltanto per la forza dei suoi desideri egli si era allora creduto un uomo a cui piú che ad altri fosse permesso
F. Dostoevskij – Delitto e castigo
Si ragionava sull’ etica laica, tempo fa.
I tentativi di svincolare il destino dell’ uomo dall’ autorità religiosa sono stati perseguiti con convinzione soprattutto a partire dall’ Illuminismo.
Il potere della ragione che illumina le cose.
Il potere della ragione che non ha bisogno di Dio.
Per un po’ le cose sembrarono pure andare per il verso giusto, confortate da un esplosivo trionfo della scienza, proprio a partire dall’ Ottocento. Una ventata di ottimismo.
Pareva che le due cose andassero di pari passo, la fiducia nella ragione e nella scienza era ricompensata abbondantemente e quindi giustificata “a posteriori” dai suoi stessi risultati.
Come non fidarsi di chi presenta una tale catena di successi ininterrotti ?
Certo, non si poteva negare che l’ Illuminismo qualche mostriciattolo lo aveva pure partorito, asti pensare al Terrore o alla ghigliottina, un’ invenzione quest’ ultima che pare condensare tutta la razionalità dell’ epoca, una macchina che risolve in modo veloce e pulito il problema concreto delle condanne a morte su larga scala.
Agghiacciante, a pensarci bene. Perfezionabile solo con le camere a gas.
Si poteva però pensare che si trattasse di inconvenienti di percorso, dovuti al fatto che la ragione non aveva ancora trionfato del tutto, che c’ erano ancora delle resistenza da superare.
Si poteva addirittura pensare la causa di questi “incidenti di percorso” fosse l’ insufficiente applicazione della ragione e quindi che il rimedio fosse l’ uso di PIU’ razionalità e più scienza.
La storia del Novecento ha tragicamente frantumato quest’ illusione.
La storia del Novecento ha confermato al di là di ogni ragionevole dubbio che il sogno della razionalità umana che tutto comprende, che può svelare i segreti del funzionamento della società umana così come ha svelato i i segreti del funzionamento della natura è in realtà un’ utopia.
E che quando questa utopia pretende di farsi realtà, pretendendo di progettare a tavolino e costruire artificialmente una società che risponda ai requisiti voluti, questo sogno diventa un incubo.
È molto difficile ragionare con qualcuno che ritiene di fare la volontà di Dio, questo si sa, ma non è poi tanto più facile discutere con chi ritiene di avere una verità assoluta, “scientifica”, la ricetta per costruire la perfetta società del futuro.
Gente così non si ferma davanti a niente.
Il fine che giustifica i mezzi, la grandezza del risultato finale che non lascia spazio a scrupoli, la certezza che il risultato finale sarà il sogno da sempre sognato, rendono tutto il resto relativo.costi quel che costi, qualunque atrocità, qualunque efferatezza, qualunque devastazione, ingiustizia, crudeltà diventa legittima alla luce del sogno.
Un orrore così si chiama ideologia.
La Storia (con la maiuscola) ci darà ragione, la posta in gioco è talmente alta che la stessa Storia ci condannerebbe se esitassimo, se ci fermassimo di fronte agli ostacoli o alla necessità, certo dolorosa, di commettere crimini, di compiere atrocità.
A noi tocca sopportare il peso di essere disumani, dicevano i nazisti parlando della “soluzione finale”.
A noi tocca sopportare il peso di essere disumani.
La fede cieca ed assoluta nella propria verità conduce all’ abisso.
Kant era illuminista, ma diceva che la ragione umana è un’ isola piccolissima nell’ oceano dell’ irrazionale. Con questo irrazionale occorre fare i conti, che lo si voglia o no.
La scienza c’entra poco con questo, a mio avviso, la verità della scienza non è mai assoluta, di questo abbiamo già parlato. Niente nella scienza “vera” giustifica la pretesa di creare una società perfetta, la scienza è cosa assai diversa dallo “scientismo”.
E nondimeno, le pretese ideologiche sono state nel Novecento sostenute da una potenza tecnologica mai vista nei secoli precedenti.
E così il Novecento, più che passare alla storia come il secolo dei trionfi tecnologici, è passato alla storia come il secolo dei totalitarismi ideologici, il secolo delle guerre mondiali e dei genocidi.
Per la prima volta forse da molti secoli la religione non è stata un pretesto per insanguinare l’ Europa, ma il sangue è stato versato su una scala che non ha precedenti.
Come meravigliarsi del ritorno delle religioni, allora ?
Come meravigliarsi del fatto che la spiritualità soffocata dalla pretesa di dominio esclusivo della ragione ritorni addirittura con prepotenza ?
Le religioni oggi sono più forti che mai, dall’ Islam che offre facili certezze a tutti i disperati del mondo, fino al Cristianesimo rinato con la caduta del muro e col papa polacco protagonista anche mediatico.
Non è detto. Spero di no.
