inquietudini e viaggi

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Utente: melogrande
Nome: Francesco
Un'anima in viaggio, un po' autocentrata, ma non arida. Un temporale di marzo, a volte.

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domenica, 27 luglio 2008
Balarm

Panormos (dal Greco παν-όρμος tutto-porto)
 
 
 
 
Conosco questo caldo da Medio Oriente,
l’ asfalto che cede ammorbidito,
e le palme carezzano lo scirocco.
Facce sudate, scure, di tabacco,
sguardi chiari, tedeschi, normanni,
una contraddizione genetica, questo posto.
Fermo a mezz’ aria come un moscone
mescola l’ austerità con il barocco.
Non è posto di eroi, casomai di esteti,
nobili estenuati, violenze sconfinate.
Il bello guarda il male senza compassione,
devozione pirotecnica, Santi decadenti,
la Vucciria è un ventre collettivo.
C’è un’ anima in questo posto,
fra cibo e spiagge sporche ?
C’è un’ anima che non muore
fra le auto in doppia fila ?
Tra le macerie della città vecchia,
Passi di notte rintoccano sul selciato,
e vicoli vocianti, e botteghe traboccanti.
Nell’ aria che sa di cibo e mare sporco,
Tutto è mischiato assieme, qui a capo non si va mai.
 
 
 
 
radici
 
 
 
 
 
 
 
 

Postato da: melogrande a 12:15 | link | commenti (27)

lunedì, 21 luglio 2008
Di chi è la mia vita ?

Mia.
Nessuno lo mette in dubbio, questo.
E la mia morte, allora, di chi è ?
 
L’ eutanasia è un tema d’ attualità ?
Non mi piace affrontare temi di attualità su questo blog, l’ attualità è sempre accompagnata dal clamore ed ho la sensazione sgradevole che nel chiasso qualcosa si perda sempre, il ragionamento resti un po’ soffocato dal rumore di fondo, quando le voci si alzano è facile perdere il filo, e per di più quando il dialogo diventa polemica si è poco disposti ad accettare le ragioni di chi non ci dà ragione.
Si rimane sulle proprie posizioni per principio. Non si va da nessuna parte.
Ma la vita e la morte non possono essere semplicemente temi di attualità. Sono temi universali ed eterni, temi per eccellenza, che diamine. L’ eutanasia poi è uno dei più temi più difficili e dilanianti per qualsiasi coscienza che lo voglia affrontare in buon fede e senza pregiudizi.
E allora mi rifiuto di tenerli fuori da questo luogo di inquietudini soltanto perché ogni tanto scoppia il caso di cronaca, perché ogni tanto danno alimento ad una polemica sui giornali o argomenti a qualche talk show della sera. Correrò il rischio.
 
In qualche misura è pure inevitabile che, quando un caso singolo viene trasformato in simbolo e bandiera e preso a modello di un problema universale, la sua specificità si perda, sopraffatta dal desiderio di trattare quella certa materia nel modo più generale possibile, alla ricerca di un soluzione valida sempre ed applicabile a tutti.
Negli ultimi casi di cronaca però mi è parso di vedere almeno un paio di aspetti importanti, che forse rendono relativamente più semplice e comprensibile il tema generale.
 
Il primo dei due aspetti è il tema del decisore.
Quando si parla di eutanasia in termini generali forse l’ aspetto più delicato che si deve affrontare è appunto quello di chi decide. Il caso più comunemente citato è quello della persona in coma profondo da anni, in stato di vita vegetativa, senza speranza di ritorno alla coscienza.
A chi compete la decisione di scegliere tra la vita e la morte, pollice su o pollice verso, mantenere la vita vegetativa o staccare la spina ? Chi può onestamente dire quale sarebbe la volontà del paziente se ne potesse esprimere una ? E chi ha titolo per farlo ? La famiglia ? Il medico ? il magistrato ?
 
Chi può arrogarsi questo potere senza essere preso dall’ angoscia, senza sentire che sta peccando di arroganza, di “hybris” ?
E se anche l’ individuo avesse lasciato un testamento biologico, come avere la certezza assoluta che, nell’ avverarsi della circostanza, egli confermerebbe una scelta presa nel passato a mente fredda e quando si trovava ancora in stato di buona salute, lontano mille miglia dall’ immaginare che potesse accadergli veramente ? Questo è il vero problema.
 
Questo aspetto nel caso Welby non c’era.  La decisione di mettere fine alla propria vita era del malato stesso, una decisione espressa in modo lucido e chiaro, univoco ed inequivocabile, confermata e ribadita in tante sedi, davanti a testimoni di ogni sorta, davanti all’ opinione pubblica intera, si potrebbe dire. Non è un aspetto da poco. Fa differenza.
 
by MaD
Il secondo punto, meno specifico ma altrettanto importante, è che c’è pure una differenza di sostanza e non soltanto di grado fra l’ interrompere una vita e lasciare che quella vita si esaurisca. Tra praticare un’ iniezione letale per uccidere e staccare la spina di una macchina (una MACCHINA !) che mantiene una vita non più in grado di mantenersi da sola.
La vita ci è stata donata, dice chi ha la fortuna di credere, non è di nostra proprietà, tanto meno abbiamo il diritto di terminarla a nostro piacimento. E sia. Ma sono davvero queste le circostanze che ci troviamo davanti ?
Immaginiamo di tornare indietro a non più di venti o trenta anni fa, quando il grado di sviluppo tecnologico dei “life supporting devices” non era così progredito. Ci sono pochi dubbi che queste persone sarebbero morte assai prima, semplicemente perché non esisteva una macchina in grado di mantenerle artificialmente in vita quando non erano più in grado di alimentarsi e talvolta neppure di respirare da sole..
Ma allora possiamo davvero dire che è Dio a mantenergli la vita, o non dobbiamo piuttosto umilmente riconoscere che la vita da Lui infusa si sarebbe da un pezzo estinta “naturalmente”, e che questa estinzione è stata semmai impedita artificialmente, “tecnologicamente” ?
Non dovremmo riconoscere che lo stato vero di questi infelici è piuttosto quello di ostaggi, ostaggi di una macchina che li tiene in vita, contro la loro volontà, contro il decorso naturale delle cose, “contro natura” ?
E non vale a questo proposito replicare che anche gli antibiotici sono contro natura perché qui il discrimine vero è fra una medicina che cura, il cui fine è il ristabilimento della salute o quanto meno il miglioramento delle condizioni di vita, ed un’ altra che può solo mirare al puro e semplice mantenimento della vita in assenza di ogni speranza, il puro e semplice ritardare una fine che si sa essere inevitabile, quando pure questo ritardare infligge sofferenze al paziente che IL PAZIENTE STESSO giudica inaccettabili. E chi altri dovrebbe giudicare, scusate ?
 
In questo caso per un laico, ovviamente, la valutazione è più semplice.
Un laico non può non riconoscere come diritto fondamentale dell’ individuo la libertà di fare della sua vita, unica ed irripetibile, contingente a questo mondo, ciò che meglio crede, senza imposizioni.
Il diritto alla ricerca della felicità, recita la costituzione americana..
Nessuno può coerentemente riconoscere questo diritto a vivere come meglio si crede, per poi negare allo stesso individuo il diritto a mettere fine alla sua vita, se lui ritiene, non semplicemente in un momento di sconforto transitorio, ma consapevolmente e lucidamente, a freddo, vorrei dire, che questa sua vita non abbia più la qualità minima che la rende degna di essere vissuta, se non c’è al fondo più alcuna speranza di recuperare la felicità.
 
Una valutazione, bisogna sottolineare, che solo al singolo individuo compete, ed in cui nessuno ha diritto di interferire.
 
Questo penso e questo credo. Fortemente.
 
E adesso, massacratemi pure…
 
 
 
 

Postato da: melogrande a 20:24 | link | commenti (14)
riflessi, idee, pensiero

venerdì, 11 luglio 2008
L' amore che vale, costa molto

Vorrei semplicemente riprendere un post di Loredana, lo so che non serve a molto, ma valga almeno come abbraccio ad una  persona forte e coraggiosa (gloriapoetry@yahoo.it).

Postato da: melogrande a 18:10 | link | commenti (3)

sabato, 05 luglio 2008
Stagioni balneari

 
Le orme di piccoli piedi,
sul bagnasciuga assolato
diventano coppe e crateri
colmi d’ effimera schiuma.
 
Da lì si dovette partire.
  
Fu necessario il viaggio,
questo tragitto sofferto ?
Un arco da notte a notte,
l’ inappagato contorno
d’ un incompiuto sapere.
 
Perché non mi fu concesso
quell’ ignorante restare ?
Come stridente gabbiano,
sull’ orizzonte sfumato
cercai quel blu oltremare.
 
 

Postato da: melogrande a 20:56 | link | commenti (9)
ricordi, luoghi, anima



 
 
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