inquietudini e viaggi

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Utente: melogrande
Nome: Francesco
Un'anima in viaggio, un po' autocentrata, ma non arida. Un temporale di marzo, a volte.

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venerdì, 28 novembre 2008
Cielo freddo

 
Nessun ramo è inaridito per il vento invernale,
i rami inaridirono perché narrai loro i miei sogni.
 
 
W.B. Yeats – The withering of the boughs
 
 
 Erna00
 
L' intrico dei rami spogliati
cela ed insieme rivela
il grigio del cielo d' inverno.
Freddo color alluminio,
arido arcano deserto
emotivo, spaccato dal gelo.
Non c'è alcun segno di vita,
come un ammasso di rovi
attorno ad un cuore ingrigito.
 
 
 

Postato da: melogrande a 17:22 | link | commenti (7)
anima, inquietudini, autopoesie

domenica, 16 novembre 2008
Dei Rebus e della felicità

Il nome “rebus” pare derivare da certi scritti satirici emessi annualmente dai chierici della Piccardia, all’ incirca al tempo del Carnevale, allo scopo di richiamare l’ attenzione su misfatti commessi nei dintorni. Questi pamphlets erano intitolati “De Rebus quae geruntur” (“delle cose che accadono”).

In queste satire si adoperavano immagini per suggerire parole, frasi, o cose.
Rappresentazioni fatte appunto “non verbis sed rebus”, non con le parole ma con le cose.
 
Un rebus è un problema, né più né meno,e come tutti i veri problemi non ha un procedimento unico per trovarne la soluzione. Non si presta all’ analisi col computer, il rebus, come la vita stessa. Non sostiene alcun algoritmo. È piuttosto un allenamento al pensiero laterale, un continuo stimolo al ragionamento per analogie, al ragionare in termini di “E’ come se…”
Quel pensiero laterale che sfugge (ancora) all’ analisi sistematica.
Forse è proprio per questo che la risoluzione di un rebus produce un moto di gioia interiore che potrebbe quasi essere preso a paradigma ed esempio perfetta felicità.
 
Che cos’è infatti la felicità ?
La parola “felice” dal latino felix viene fatta risalire ad una radice indoeuropea dhe(i) tramite il greco phyo che in origine voleva dire “allattare”. Da questa radice vengono anche le parole “femmina”, feto, figlio e “fecondo”. Il senso della felicità quindi risalirebbe da un lato alla creatività, alla capacità di generare, dall’ altra al nutrimento, alla capacità di saziare, di soddisfare.
 
La felicità è la soddisfazione di un desiderio, dice Aristotele. E se lo dice lui…
Fermi tutti, però.
La soddisfazione dei desideri è cosa un po’ diversa dall’ abbandonarsi alle proprie pulsioni. Perché qui, proprio qui, viene fuori un problema piuttosto serio.

 

 Vediamo.

Con T (il miele) il cacciatore  ONI cercherà con successo di far uscire gli orsi dalla tana.

Pertanto:

Con T orsi ONI stanerà = Contorsionista nera

Ci siamo !

Ho risolto il mio rebus.

Sono felice.

Però non resto felice.
Eppure la soluzione resta, lì, scritta a penna.
La felicità invece no, quella dopo un po’ scompare.
Ma allora la felicità non stava nella soluzione.
La felicità stava nel trovare la soluzione.
La felicità ha illuminato il momento del passaggio, quell’ attimo che separa un “prima” in cui mi stavo dannando per cercare la soluzione, da un “dopo” in cui la soluzione l’ ho trovata e mi sento dunque, proprio in virtù della soluzione trovata, più ricco e soddisfatto di prima.
È questo il punto, puramente e semplicemente: la felicità non è il punto di arrivo, ma la transizione fra uno stato e l’ altro.
Se ho un terribile mal di denti e questo male all’ improvviso scompare, io provo uno stato di intensa e goduriosa felicità, pur se la mia condizione non è diversa da quella normale di tutti i giorni in cui non ho mal di denti. Eppure adesso che il mal di denti è passato mi sembro tanto più felice.
È la transizione che genera la felicità, non lo stato stazionario a cui si perviene.
Proprio qui sta il problema.
La transizione, come dice la parola stessa, è transitoria.
Dura il tempo necessario poi si dissolve nella condizione di arrivo, quella che di per se non genera felicità.
Quella in cui il rebus è dato per risolto.
Quella in cui non sono più felice di quanto fossi prima di aprire la Settimana Enigmistica
E' un guaio.
Nota:
Il rebus che ho utilizzato per questo post si trova a pag 40 del n. 3999 della mitica rivista, speriamo che non se l' abbiano a male...

Postato da: melogrande a 14:15 | link | commenti (8)
riflessi, idee, pensiero

venerdì, 14 novembre 2008
Premio

Con colpevolissimo ritardo mi trovo a ringraziare due care amiche Chicca e Dilia che hanno voluto attribuirmi questo premio:
 ARTE PUNTO VITA

Il premio Punto d'Arte della Vita è stato creato per onorare e riconoscere bloggers che nei loro blog rappresentano la "Terapia dell'arte"

Che dire ?
La nascita di questo blog l' ho raccontata qui qualche tempo fa; quanto alle arti, amo la letteratura e la musica, di cui un po' m' intendo, amo anche la pittura di cui m' intendo assai meno (grazie, chicca per i post tematici !)
I blog amici sono quelli linkati i cui autori spesso mi onorano della loro presenza e dei loro contributi, non sono poi tanti, per cui mi sembra giusto nominarli TUTTI.
Alla vostra salute !

* REGOLE*
1) Indicare da chi si è ricevuto il premio.
2) Dire il motivo per cui si è deciso di creare il proprio blog.
3) Dire qual'è la propria arte preferita.
4) Onorare altri 13 blogs amici

 

Postato da: melogrande a 18:46 | link | commenti (3)
auguri

giovedì, 06 novembre 2008
Blu

 
Che cos’è il blu ?
Il blu è  tristezza, è colore freddo come nessun altro, il colore della notte che arriva, del crepuscolo che invade il mondo per renderlo buio e nero.
“To feel blue”, sentirsi blu, in inglese vuol dire essere tristi, tristi come la musica che da quel colore prende il nome. Il blues, appunto, che è musica dei neri, e di nuovo l’ accostamento, la prossimità del blu col nero.
Blu è anche la tuta degli operai, che gli americani chiamano “blue collars”, colletti blu, contrapponendoli ai colletti bianchi che lavorano in ufficio senza sporcarsi le mani, né altro. Anche qui il blu è contiguo al nero, il nero delle mani sporche di grasso degli operai, contrapposto al bianco delle camicie degli impiegati fighetti.
Blu e nero sono alleati contro il bianco ?
Tutto lo lascia pensare.
 
Sono blu gli errori gravi, più gravi di quelli segnati in rosso, e già questo la dice lunga su quanto possa essere micidiale il blu, dal momento che il rosso è già di per sé il simbolo universale di pericolo, no ?
Il blu è pericolo estremo, pericolo che non si è saputo evitare, voragine dentro cui si è sprofondati.
Gli errori blu sono peccati mortali.
 
Ma è davvero irredimibile questo blu scontroso e cattivo, questo colore che predilige la notte e gli abissi? Davvero si contrappone frontalmente al bianco ?
Non è detto.
Non è detto perché se il blu si avvicina al bianco e lo incontra e se ne compenetra, quello che ne risulta è un blu addolcito, ammorbidito, reso sorridente - azzurro.

 

 

Postato da: melogrande a 21:52 | link | commenti (16)
musica, idee, pensiero



 
 
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